L’Istituto

L’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici – così recita l’articolo 1 dell’ultimo Statuto che risale al 1989 – «ha lo scopo di promuovere, intensificare e coordinare le ricerche e gli studi sulla civiltà degli Etruschi e subordinatamente degli altri popoli dell’Italia antica». L’istituzione risale al 1925, quando ebbe la denominazione di Comitato Permanente per l’Etruria, e diventerà Istituto di Studi Etruschi nel 1932 in seguito ai voti solenni espressi nel Primo Congresso Internazionale Etrusco (1928) . Con lo Statuto del 1951 la denominazione ufficiale è Istituto di Studi Etruschi ed Italici e con quello del 1989 Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici.

Le tre date del 1925, 1932 e 1951 segnano altrettante tappe non (sol)tanto della vita dell’Istituto, ma degli studi di etruscologia.

La prima indica il momento in cui da uomini di cultura e studiosi fu avvertita l’esigenza di organizzare l’interesse e le ricerche sulla civiltà etrusca intorno a un ente coordinatore, quando i risultati delle scoperte archeologiche e le acquisizioni speculative nell’ambito della scienza dell’antichità proponevano sempre più urgente la necessità di campi di ricerca specialistici. Il successo del Primo Convegno Nazionale Etrusco (1926) e del Primo Congressso Internazionale Etrusco (1928) e la pubblicazione del primo volume della rivista Studi Etruschi (1927), oggi arrivata al volume LXXII, ne sono testimonianza eloquente. Il fatto coincide con l’affermazione dell’etruscologia, che viene proponendosi come scienza autonoma dal carattere pluridisciplinare: è indicativa l’articolazione della rivista in sezioni dedicate alla storia e archeologia, alla lingua ed epigrafia e alla naturalistica, un’articolazione che, benché non più attuale, il Comitato di Direzione ha voluto conservare in omaggio a una tradizione.

La seconda data segna il riconoscimento dell’istituzione come ente morale, la quale intanto si fa promotore di tavole rotonde su argomenti specifici (ad esempio l’iscrizione del cippo di Perugia o il ritratto nel 1936) o di iniziative miranti alla preparazione di repertori (ad esempio un indice lessicale etrusco o la raccolta delle fonti classiche sugli Etruschi o una carta archeologica sulle coltivazioni minerarie d’Etruria). Sono iniziative, queste, nate in un clima di entusiasmo, che a volte sono arrivate a compimento anche se con ritardo e a volte purtroppo non hanno avuto seguito per mancanza di fondi o per la scomparsa dei promotori. Ma il risultato scientificamente più apprezzabile si registra nel passaggio della ricerca da pluridisciplinare a interdisciplinare, secondo direttive date da Massimo Pallottino già nella prima edizione dell’Etruscologia.

La terza data coincide con una nuova svolta negli studi etruscologici: la necessità di inquadrare gli Etruschi nel contesto degli altri popoli dell’Italia preromana e – si potrebbe aggiungere – dell’area mediterranea e centro-europea. Del resto sono continui e culturalmente proficui i contatti (e conflitti) che gli Etruschi hanno avuto con questi popoli, per cui lo studio degli uni non può prescindere da quello degli altri. Il campo di interesse diventa più ampio, ma anche storicamente più valido.

La disciplina etruscologica nel corso del XX secolo ha conseguito autonomia fra le scienze dell’antichità e nell’insegnamento universitario. In questo processo di rinnovamento il fulcro è rimasto sempre l’Istituto con la sua rivista, le sue pubblicazioni, le sue iniziative.