L'Istituto di Studi Etruschi ed Italici

L'Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici ha lo scopo di promuovere, intensificare e coordinare le ricerche e gli studi sulla civiltà degli Etruschi e degli altri popoli dell’Italia antica.
Dal 1927, compito primario dell'Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici è stata la realizzazione della Rivista annuale Studi Etruschi, con l’edizione periodica degli indici relativi.

Ricerche

Corpus Speculorum Etruscorum

L’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici patrocina l’edizione del Corpus Speculorum Etruscorum attraverso due Comitati, uno Internazionale e uno Nazionale, che si riuniscono periodicamente per coordinare la ricerca, prendere accordi con i Direttori dei Musei e con gli studiosi impegnati nell’impresa.

L’intervento dell’Istituto consiste inoltre nella revisione dei testi dei fascicoli dei vari autori, nella supervisione della realizzazione dei disegni e dei restauri dei pezzi e in contributi finanziari per la realizzazione delle suddette operazioni, se le risorse disponibili lo consentono.

Rilievi delle tombe dipinte

La campagna della realizzazione dei rilievi delle tombe dipinte, iniziata anni addietro e proseguita purtroppo senza continuità a causa della mancanza di fondi, sta riprendendo. Lo stato di deterioramento delle pitture antiche in diversi casi è molto avanzato, al punto che alcuni particolari dell’opera pittorica oggi si possono cogliere e tramandare solo con la realizzazione di un rilievo. Al momento sono ultimati i rilievi delle tombe arcaiche di Tarquinia ed è prevista a breve termine la pubblicazione in fascicoli.

 

Progetto  “Recupero e studio dei contesti tuscaniesi di epoca ellenistica conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze” (22/09/2014-21/07/2015).  Borsa di studio finanziata dalla Regione Toscana tramite Avviso pubblico Sostegno a progetti di attività delle istituzioni culturali di rilievo regionale mediante il finanziamento di borse di studio a giovani laureati nell’ambito del progetto Giovanisì.

Il progetto di ricerca portato avanti nei dieci mesi di collaborazione con l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici rientra in uno studio condotto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia della Toscana, ed in particolare con la dott.ssa G. C. Cianferoni, già dal 2006, che si pone come fine ultimo la ricontestualizzazione e l’analisi dei reperti tuscaniesi danneggiati dall’alluvione del 1966, con lo scopo di ricostituire le sale del museo dedicate a Tuscania e di rendere fruibili al pubblico reperti depositati nei magazzini da circa un cinquantennio.

Lo studio operato in questi mesi ha portato alla redazione di un catalogo, in forma di archivio digitale, diviso per contesti e tipologia di materiali. Per ciascun reperto esaminato è stata prodotta una scheda, corredata di documentazione fotografica e talvolta grafica, per le tipologie non note tra il materiale proveniente da Tuscania conservato a Firenze.

Inoltre per ogni oggetto sono stati individuati confronti, all’interno e all’esterno del territorio tuscaniese, volti a formulare e a confermare le eventuali ipotesi di datazione. Per quanto riguarda i materiali di corredo, sono stati analizzati più di 100 reperti, comprendenti ceramiche a vernice nera e rossa, a ornati neri, a pareti sottili, ceramiche acrome, lucerne, e oggetti di bronzo, ferro e vetro. Purtroppo per la maggior parte di questi materiali non sono noti particolari riferimenti nei documenti d’archivio, come nei casi analizzati in precedenza, tali da permettere di attribuirli con certezza ad un contesto specifico; tuttavia in alcuni casi, in base alla datazione, è stato possibile fornire almeno un’ipotesi di attribuzione ad uno o più complessi tra quelli tuscaniesi giunti nel museo di Firenze. Per quello che concerne invece alcuni dei materiali lapidei e il sarcofago fittile, la ricerca d’archivio ha consentito spesso non soltanto di ricostruire le vicende relative all’acquisizione dei reperti da parte del museo, ma anche di recuperare alcuni dati sul contesto di provenienza. E’ il caso ad esempio del celebre e monumentale leone sepolcrale proveniente dalla necropoli di Val Vidone. Il noto monumento, acquisito dal museo di Firenze nel 1898, negli anni è stato oggetto delle dissertazioni di diversi studiosi (tra gli altri si ricordano Brown W. L., “The Etruscan Lion”, Oxford 1960, p. 150 e pl. LIII e Maggiani A., scheda n. 11.10.2, in M. Cristofani, a cura di, “Civiltà degli Etruschi”, catalogo mostra, Milano, p. 294), ma erano scarse le informazioni relative al contesto originario; la ricerca d’archivio ha permesso di recuperare alcune notizie in proposito, che hanno ampliato e confermato le precedenti considerazioni in merito alla nota scultura.

Più in generale, la tipologia dei materiali esaminati, compresi in un arco cronologico che va dalla seconda metà del IV sec. a. C. al periodo compreso tra la fine del I sec. a. C. e gli inizi del I sec. d. C., e lo studio degli stessi portano a considerare che, nella maggior parte dei casi, gli oggetti, anche di notevole qualità, rientrano nelle classi attestate negli ipogei gentilizi tuscaniesi di epoca ellenistica. Questi dati contribuiscono a rafforzare l’idea dell’omogeneità culturale che nel periodo in esame caratterizzava questo centro, da una parte ideatore di esclusive produzioni locali e dall’altra perfettamente inserito nelle rotte commerciali dell’Etruria meridionale interna e non solo.

Al riguardo anche lo studio delle iscrizioni presenti sui vari monumenti lapidei, prima tra tutte quella incisa sul basamento del leone da Val Vidone, ha evidenziato e confermato la posizione di rilievo occupata dalle famiglie aristocratiche tuscaniesi nell’ambito di quella rete di relazioni che coinvolgeva le élites etrusche del periodo ellenistico; posizione che era già ampiamente delineata da studi come quelli sulle tombe dei Vipinana, dei Curunas e degli Statlane (editi rispettivamente in G. Colonna, “Archeologia dell’età romantica in Etruria: i Campanari di Toscanella e la tomba dei Vipinana”, in Studi Etruschi XLVI, 1978, pp. 81 e ss.; M. Moretti-A. M. Sgubini Moretti, “I Curunas di Tuscania”, Roma 1983; C. Noferi, “Le Tombe della Gens Statlane nella necropoli di Tuscania”, in Annuario dell’Accademia Etrusca di Cortona, XXXIII (2008-2010), Cortona, pp. 159 e ss.).

Per quello che concerne l’edizione dei dati raccolti, in questi mesi sono stati prodotti due contributi attualmente in corso di pubblicazione. 1) “Prolegomena allo studio e al recupero dei materiali provenienti da Tuscania nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze”, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana n. 10, 2015, allo scopo di rendere nota l’attività svolta e la collaborazione con l’attuale Soprintendenza Archeologia della Toscana. 2) Scheda di revisione epigrafica dell’iscrizione incisa sul basamento del leone monumentale da Val Vidone, in Rivista di epigrafia etrusca, Studi Etruschi LXXVII. Un altro contributo relativo ai nuovi dati raccolti sul contesto di provenienza del leone da Val Vidone è attualmente in corso di collocazione editoriale. Contemporaneamente è stata messa a punto anche la redazione di un volume che raccolga in un’unica opera tutti i contesti tuscaniesi presenti nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, per la maggior parte inediti ed attualmente conservati nei magazzini. Eventuali altri prodotti editoriali, in parte contestuali anche ad una possibile esposizione dei reperti nell’ambito del riallestimento delle sale di Tuscania del museo, saranno concordati nei mesi successivi con la direzione del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Nel periodo oggetto della collaborazione con l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici è stata pianificata inoltre la presentazione di parte del materiale tuscaniese conservato nel museo di Firenze nell’ambito di due convegni a carattere internazionale. In un caso si tratta della Second Conference of IARPotHP, International Association for Research on Pottery of the Hellenistic Period, che si terrà a Lione dal 5 all’8 novembre 2015, nella quale verrà presentata una relazione dal titolo “Produzioni ceramiche a Tuscania (VT-Lazio-Italia) nel periodo ellenistico: nuovi dati dai contesti delle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Firenze”. L’altro caso concerne l’attuazione di un progetto che vede la collaborazione di due istituzioni toscane di rilievo come il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e l’Istituto per la Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali CNR, attraverso l’utilizzo delle moderne tecnologie, foto a UV e VIL (visible induced luminescence), ai fini della ricostruzione della policromia presente sulle superfici di alcuni sarcofagi provenienti da Tuscania, conservati nelle collezioni del museo di Firenze. I risultati ottenuti dalle analisi effettuate con questi metodi innovativi verranno presentati nell’ambito della 7th Round Table on Polychromy, che si terrà a Firenze, presso la Galleria degli Uffizi, dal 4 al 6 novembre 2015.                                             Claudia Noferi